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di Laura Sudiro

Mentre è pacifico che il tasso di recidiva dei beneficiari dell'indulto è molto più basso del tasso di recidiva "normale" degli ex carcerati, il rischio è ora quello di controriforme che potrebbero avere l'effetto di sancire il trionfo della marginalità sociale delle persone più esposte al crimine



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IL MEDITERRANEO PUÒ DIVENTARE UN ALTRO “GOLFO DEL MESSICO”

Autore: Oceana

Data di inserimento: 11 Maggio 2010

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L’Italia intende concedere decine di concessioni per impianti petroliferi nell’Adriatico e nel Mediterraneo centrale nonostante il Mediterraneo sia il mare più inquinato del mondo proprio per gli idrocarburi. Anche l’Egitto, la Tunisia, la Libia, Malta e la Croazia intendono aprire nuovi pozzi petroliferi. La Spagna continua a concedere permessi per cercare nuovi campi petroliferi

Nella foto a sinistra (© OCEANA/ Keith Ellenbogen) Aragoste (Palinurus elephas) nell isola di Pantelleria, Sicilia. Sia la Palinurus elephas che la Axinella cannabina (in home page) sono protette dall convenzione di Barcellona (protezione del Mediterraneo dall' inquinamento). Oceana allerta sui possibili danni ambientali a seguito dello scarico petrolio nel Mediterraneo visto i troppi progetti attualmente in corso. Nonostante le gravi conseguenze di un eventuale incidente negli impianti petroliferi marini, come ha dimostrato l’affondamento della piattaforma petrolifera semi-sommergibile Deepwater Ocean nel golfo del Messico, vari paesi mediterranei hanno puntato sulla concessione di nuove licenze per aprire lo sfruttamento minerale di idrocarburi nel Mediterraneo. Al momento lo sviluppo di parchi eolici marini é in ritardo.

L’Italia già al suo attivo 66 pozzi petroliferi, la maggiore parte di essi concentrati nell’Adriatico e nel sudovest della Sicilia, e intende permettere l’apertura di almeno altri 24 pozzi. Alcuni di questi impianti si realizzerebbero su montagne sottomarine e altri ecosistemi ad alto valore ecologico. Le zone più interessate sarebbero –Le isole Egadi e Pantelleria (Shell) ad ovest della Sicilia, le coste del mar Ionico della Calabria e della Basilicata, e la maggior parte della costa adriatica, compresa tutta la costa di fronte alla Puglia e le isole Tremiti, le acque di fronte all’Abruzzo e persino a soltanto cinque miglia da Venezia. Di queste nuove concessioni beneficeranno aziende come Shell, Petroceltic Elsa, ENI, EDISON, Mediterranean Oil and Gas, Cygam gas, Vega Oil, Forest Oil, Northern Petroleum Limited o Audaz Energy.

Decine di pozzi petroliferi sono già attivi nel Mediterraneo, soprattutto nelle acque dell’Egitto, della Tunisia, della Libia, di Malta e della Croazia, dove esistono anche alcuni piani per permettere nuovi sfruttamenti di idrocarburi.

Nel caso della Spagna, gli impianti petroliferi si concentrano di fronte alla costa di Tarragona, nei campi Casablanca, Rodaballo Angula e Montanazo D. Mentre le concessioni di impianti esistenti di gas naturale si trovano principalmente nel golfo di Cadice e di fronte a capo Matxitxako. Sono state autorizzate anche ricerche per trovare petrolio e gas di fronte alle acque di Malaga, delle Asturie e delle Canarie, e sono ancora in sospeso le richieste per le coste di Valencia, Granada e Almeria.

Attualmente, il Mediterraneo è già il mare più inquinato da idrocarburi del mondo, ricevendo annualmente da 400.000 a 650.000 tonnellate di petrolio, oli, rifiuti oleosi, ecc.

Nella situazione opposta si trovano le richieste per la costruzione di parchi eolici in mare.

Secondo i dati forniti dall’Associazione Europea dell’Energia Eolica (EWEA), in Italia esistono 83 MW eolici marini in fase di costruzione, più un annuncio delle autorità italiane di installare 2 GW marini nel 2020. Invece, sulle coste spagnole, finora, non esiste nessun MW marino e recentemente il governo spagnolo ha annunciato la possibilità di installare 5.000MW marini per il 2020. Dato che deve essere verificato nel prossimo Piano per le Energie Rinnovabili.

“Purtroppo, e nonostante l’impatto dello sfruttamento di petrolio in mare, i governi continuano a fare orecchie da mercante al cambiamento climatico e all’inquinamento marino, puntando ancora una volta sulla tecnologia inquinante invece che sostenere decisamente le energie pulite”, ha dichiarato Ricardo Aguilar, Direttore della Ricerca di Oceana in Europa.

Fonte: Oceana




 


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