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Minimum Tax ? Lo scandalo delle Ferrovie Italiane Autore: Fabio Pigola
Data di inserimento: 23 Novembre 2006
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Dopo tasse, ipotasse e paratasse, crack annunciati e buchi senza la ciambella intorno, ecco un?altra beffa pronta ad essere sfornata, servita su un piatto di lamiera scadente, tolla rugginosa. Gi?, perch? le ferrovie inaugurano la stagione dei saldi con un aumento inevitabile: calcoli alla mano, l?azienda sarebbe sull?orlo del fallimento. Nonostante la mole di introiti, lo sciup?o di capitali ha vinto una battaglia persa sul nastro di partenza. Ciondolando nei vagoni, spesso ammassati come pacchi postali, altre volte lasciati addirittura a piedi, costretti a prendere il treno successivo per mancanza di posti disponibili, i pendolari commentano la manovra col solito sarcasmo. A nulla sono valse le proteste, le petizioni, i blocchi: le linee disagiate sono rimaste tali, la sicurezza ? un miraggio, le stazioni ?minori? sono prive di personale, abbandonate a un destino di muffe, graffiti e disfunzioni. Nelle tratte locali si fatica persino a reperire una biglietteria, gli orari mancano o sono preda dei ?vandali del plenilunio?, alcuni convogli sono sostituiti da fantomatiche autocorse che fermano (quando va bene) su strade statali, provinciali, comunque lontano dai binari. E la situazione peggiora quando, scesi dalle ecologiche ?latrine a motore? diesel destinate alle tratte Regionali - capaci di appestare l?aria per chilometri con nubi di fumo infernali -, si prova a salire su un diretto, un intercity, un treno a lunga percorrenza. Si invecchia sulla pensilina o in sala d?attesa, dove non si trova una seggiola per via dei cantieri permanenti, e il cartello ?stiamo lavorando per voi? ? grande come uno striscione da stadio. Il ritardo ? una prassi (e il supplemento ? la tangente che lo garantisce), gli annunci sono fuorvianti, l?assistenza assiste s? stessa in altre faccende, per fare un biglietto si deve prenotare due giorni prima via fax e sperare che al momento del ritiro siano aperti almeno due sportelli su dieci: per buon cuore e quieto vivere si passa oltre. Sul treno migliorer?. Infatti il locomotore si rompe dopo un paio di curve, il controllore ? uccel di bosco, i vagoni sono misteriosamente pochi negli orari ad alta frequentazione, perch? tutti gli altri circolano quando a nessuno verrebbe in mente di salirci. Una situazione che vede la gente ?pendolare in allegria?, bench? truffata nei modi pi? disparati: soppressioni a sorpresa, emettitrici automatiche inceppate o che si mangiano il resto, rimborsi e bonus che non arrivano mai. Alieno a questo bailamme c?? il funzionario irreperibile, riverito e strapagato, parente di parenti gi? imboscati nei punti strategici. Sopra di lui c?? un dirigente impegnato a mantenere in vita questa babele, un grande esperto di marketing e pubblicit?, capace di farsi liquidare con tanti euro quanti basterebbero a sfamare il Terzo Mondo per un mese. E nessuno tocchi il progetto della TAV, n? gli operai sfruttati che ci lavorano quindici/sedici ore al giorno - con paghe da schiavi - concedano interviste nauseabonde come quella raccolta da Le Iene, pena licenziamenti in tronco e amare ritorsioni. Quaggi? siamo tutti angioletti, dicono i responsabili, e se alziamo il prezzo lo facciamo per farvi viaggiare meglio. Con altri mezzi.
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