opinioni
LAVORO – DI BIAGIO (FLI) E MADIA (PD), CHIEDONO UN’INDAGINE CONOSCITIVA SU PROBLEMI DELL’INGRESSO DEI GIOVANI NEL MERCATO DEL LAVORO Autore:
Data di inserimento: 12 Ottobre 2010
Letto 325 volte
LAVORO – DI BIAGIO (FLI) E MADIA (PD), CHIEDONO UN’INDAGINE CONOSCITIVA SU PROBLEMI DELL’INGRESSO DEI GIOVANI NEL MERCATO DEL LAVORO
Roma, 12 ottobre 2010 – E’ stata presentata oggi da Aldo Di Biagio, deputato di Futuro e Libertà per l’Italia e da Marianna Madia, deputata del Partito Democratico un’interrogazione bipartisan al ministro Sacconi per sapere quali iniziative si intende predisporre al fine di rettificare i meccanismi di entrata dei giovani nel mercato del lavoro, prevedendo come priorità la valorizzazione del merito e delle capacità indipendentemente dal tipo di laurea conseguita, dal sesso del candidato e dalla sua capacità di rientrare o meno nei parametri simil-psicologici dei selezionatori e se si intenda avviare un’indagine conoscitiva da parte delle Commissioni parlamentari competenti sull’inserimento dei giovani laureati nel mercato del lavoro e sui limiti che ne condizionano le dinamiche”. “Considerando che – scrivono i deputati– negli ultimi anni si è assistito ad un incremento esponenziale dei livelli di disoccupazione tra i laureati e le criticità risultano amplificate per i profili femminili. Infatti molte posizioni sebbene rivolte ad ambosessi ai sensi della Legge 903 del 1977, sono destinate – in base alle linee guida dettate dalle aziende ai cacciatori di teste - esclusivamente ai profili maschili”. “Alle vergognose criticità di natura sessista – continua l’interrogazione - che si verificano soprattutto nei grandi gruppi italiani, si aggiungono i parametri discutibili a cui si attengono i selezionatori, infatti spesso sono chiamati a selezionare le candidature, professionisti che non hanno adeguati strumenti e competenze nel settore in cui si ricerca il candidato: esauriente è il caso di selezionatori con qualifica di psicologo del lavoro chiamati a giudicare l’adeguatezza di un candidato con laurea in ingegneria dei materiali o biologia marina. Inoltre – continuano – molti selezionatori, utilizzano tecniche attinenti all’analisi transazionale e alla programmazione neuro linguistica nell'intervista del candidato: pratiche che risultano scarsamente adeguabili ad un percorso di ricerca e selezione delle eccellenze professionali”.
“Molte selezioni - spiegano i deputati - si contraddistinguono in snervanti e farraginosi iter in cui quasi mai si mette alla prova la reale competenza del profilo, constano anche di test in cui i candidati sono chiamati a rispondere a domande che nulla hanno a che vedere con il profilo per cui si sono candidati e con la formazione universitaria richiesta negli annunci. A questo si aggiungono i parametri a cui i profili dei candidati devono attenersi per essere in linea con quelli ricercati: per alcune aree operative della maggior parte delle aziende italiane sembrano essere ricercati esclusivamente laureati con un età non superiore ai 26/28 anni, con un’esperienza di almeno due anni e soprattutto con una laurea in ingegneria gestionale o economia e commercio anche se talvolta per le posizioni aperte sarebbero più indicate formazioni attinenti ad altri percorsi universitari. Dunque a netto svantaggio della formazione e della specificità settoriale”. “Purtroppo – continua l’interrogazione - buona parte delle aziende italiane piuttosto che analizzare case by case i profili professionali candidati alle posizioni aperte continuano a prediligere meccanismi di selezione standardizzati e poco funzionali oltre che scarsamente validi. In alternativa risultano essere appetibili alle grandi aziende italiane esclusivamente quei profili che hanno conseguito un master post-laurea sponsorizzato dalle stesse aziende, e che il più delle volte risulta oneroso e insostenibile per buona parte dei giovani laureati privi di risorse da investire nella propria formazione. Sebbene esistano forme di sostegno o pseudo borse di studio che consentano anche ai laureati “poveri”di poter accedere all’olimpo dei grandi master italiani, queste sono sempre poche o irrisorie e molto spesso risultano inesistenti per i master più prestigiosi”. “L’incapacità di gestire le eccellenze, unita all’inadeguatezza dei meccanismi di selezione nel settore privato e all’incapacità di valorizzare la microsettorialità formativa – conclude il testo -contribuiscono anche questi a massimizzare le criticità dell’economia italiana, accrescendo i limiti della competitività industriale del nostro Paese e la capacità dei nostri comparti produttivi di essere realmente sfidanti a livello internazionale oltre che favorire i tassi di disoccupazione soprattutto tra i giovani che non rientrano nei discutibili parametri di cui sopra. I giovani che per età, sesso, “mancata sintonia psico-relazionale” con il selezionatore, o che non sono ingegneri gestionali, e che quindi sono estromessi dalle discutibili dinamiche di accesso al mondo del lavoro sono coloro che vanno a formare quello stuolo di cervelli in fuga, che poi abbiamo il piacere di ritrovare nel management delle aziende straniere”.
[Archivio di questa categoria][Stampa][Invia][I più letti in questa categoria]