Politica
Fini e l'uninominale Autore: Alberto Marchi
Data di inserimento: 17 Febbraio 2010
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Il presidente della Camera Gianfranco Fini critica l'attuale legge elettorale (la legge "porcata" secondo la definizione del suo stesso artefice, il leghista Calderoli). E indica nel collegio uninominale una possibile via d'uscita
Le parole di Fini sulla legge elettorale, assai critiche verso quella attualmente in vigore (il porcellum), meritano una attenta interpretazione. Il Presidente della Camera infatti, prima in un dibattito all'università LUISS di Roma e poi in una intervista rilasciata al quotidiano Il Riformista, colloca il tema della legge elettorale e della sua eventuale riforma in un contesto più ampio di quello legato alla contingenza politica e associa la necessità di una maggiore vicinanza tra eletti ed elettori al tema del "partito leggero", ovvero di un tipo di partito più adatto ai tempi che viviamo, poco inclini o comunque non confacenti a pesanti strutture burocratiche, come i partiti di massa del primo quarantennio della Repubblica.
Fini dice di rimpiangere in particolare il collegio uninominale. E qui però non è stato abbastanza chiaro da indicare se quello che lui desidera o ha in mente è un ritorno al Mattarellum, ovvero una legge mista che combina collegi uninominali (75%) con il voto proporzionale per il 25% dei seggi, oppure se si riferisca ad un sistema interamente uninominale, di stampo anglosassone per intenderci, sui modelli rispettivamente inglese e statunitense.
Fini infatti, anche nell'intervista al Riformista del 16 febbraio, non distingue tra sistema uninominale (un solo eletto per ogni collegio) e sistema plurinominale o di lista (i collegi, grandi o piccoli che siano, eleggono non un solo candidato ma più candidati che vengono proposti all'elettorato o in liste bloccate - sistema attuale - o scelti con il sistema delle preferenze). E' una distinzione fondamentale perché il maggioritario che ha conosciuto l'Italia (legge Mattarellum) non era un vero maggioritario come detto, ma una combinazione di maggioritario e proporzionale. I frutti che ha fornito sono stati molto deludenti e anzi si può parlare a tutti gli effetti di vera e propria controriforma, rispetto alle straordinarie vittorie referendarie degli anni 1991 e 1993 (abolizione delle preferenze plurime e poi abolizione del proporzionale).
La cattiva prova del Mattarellum ha al tempo stesso dato argomenti agli avversari del maggioritario per screditare questo tipo di sistema. Così oggi ci ritroviamo con un parlamento di "nominati", cioè di deputati e senatori che sono stati scelti dai partiti, perché collocati dai vertici di questi ultimi nelle posizioni "buone", cioè nelle prime delle liste bloccate. Quello che dunque non appare chiaro da queste affermazioni di Fini è se egli ritenga che sia una buona legge elettorale anche quella proporzionale con piccoli collegi e con almeno una preferenza, sul modello spagnolo. Egli infatti ha parlato al tempo stesso di collegi uninominali, dove di preferenza non si può ovviamente parlare, e di preferenza come argomento da contrapporre allo strapotere delle segreterie dei partiti.
In attesa che il Presidente della Camera si chiarisca le idee sul punto, non si può che salutare comunque positivamente il tornare a parlare di maggioritario "uninominale", sistema che forse non sarà la soluzione di tutti i problemi ma che potrebbe contribuire a ricondurre la partitocrazia nostrana entro i limiti del rispetto delle istituzioni.
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